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lunedì 26 dicembre 2011

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Il dolore è sordo, il dolore è muto. Il dolore è sordomuto. Sordo perché ascolta solo se stesso, muto perché non ci sono parole che possano parlarne.


L'assenza dell'assenzio (Andrea G. Pincketts)

venerdì 21 ottobre 2011

Los lunes al sol

C'è la convinzione -totalmente erronea- che ad essere disoccupati è come se fosse sempre domenica. In fondo non hai niente da fare, ti puoi alzare quando vuoi, puoi uscire, passeggiare, andare a correre, leggere tutto il giorno... Insomma, fare tutto quello che vuoi, senza orari da rispettare, senza stress, senza fretta, senza capi. Tu e il tuo tempo. Con il vantaggio di avere tutti i negozi aperti.

Assolutamente sbagliato. E' come se fosse sempre lunedì. Una serie infinita, atroce e massacrante di lunedì.

Perché sai che non avrai riposo finché non avrai compiuto il tuo dovere. E se quando lavori, è arrivare al venerdì, quando sei disoccupato, è trovare un lavoro. Per cui, il riposo non arriva mai.

Perché ogni giorno è un iniziare tutto da capo. Non riprendi ciò che hai lasciato il giorno prima. Se i giorni precedenti non hanno dato risultati, inizi di nuovo la ricerca. Con tutto il peso che ogni nuovo inizio comporta (e aggiungici il peso dei fallimenti precedenti).

Perché hai la continua sensazione di non aver fatto abbastanza, di non aver cercato bene, di poter fare di più. E con questo pensiero in testa, continui solitaria davanti al tuo computer a guardare pagine web, leggere consigli per trovare il lavoro perfetto, a cercare di scovare formule magiche, e non ti accorgi più dell'ora né del giorno in cui sei.

E se dovesse capitarti, come a me, di uscire trafelata un venerdì pomeriggio a fare una commissione, pronta a tornare subito a casa a continuare la ricerca, e dovessi chiederti stranita che ci fa tanta gente in giro (per poi pensare: "che stupida, per loro è normale, è venerdì!"), allora capirai anche tu come vive un disoccupato medio. In un lunedì eterno che non distingue stagioni e non sente ragioni.




"Che giorno è oggi?"
"Lunedì"

(dal film "Los lunes al sol", di Fernando León de Aranoa).

lunedì 17 ottobre 2011

The Big Bang Theory, l'elasticità and me

La Wikipedia definisce così il concetto fisico di elasticità: “l’elasticità è la proprietà di un materiale di deformarsi sotto l'azione di uno stato di sollecitazione imposto (per esempio, a causa di forze esterne applicate) ma di riacquistare poi la sua forma originale al venir meno della causa sollecitante. L'elasticità riguarda sia i materiali solidi che i fluidi.

A partire dalla configurazione naturale di riposo, l'elasticità rappresenta solo la fase iniziale del comportamento di un materiale, per un valore limitato del livello di sollecitazione. Ogni materiale presenta infatti una soglia di sollecitazioni, detta limite di elasticità, al di sopra della quale cessa di esibire un comportamento elastico e manifesta fenomeni anelastici (plasticità, rottura, ecc.). Nel caso dei materiali duttili, il limite elastico è associato alla tensione di snervamento, nel caso di materiali fragili, il limite elastico è associato alla rottura del materiale”.

Non so perché non mi piacesse la fisica al liceo, contiene grandissime verità! Cerchiamo di vedere se e come si può applicare questo concetto alle persone (un po’ stile The Big Bang Theory).



L’elasticità è la proprietà di un materiale una persona di deformarsi piegarsi sotto l'azione di uno stato di sollecitazione pressione imposto (per esempio, a causa di forze esterne applicate, come l’amore [nda]) ma di riacquistare poi la sua forma originale al venir meno della causa sollecitante dell’amore stesso. L'elasticità riguarda sia i materiali solidi che i fluidi uomini che donne.

A partire dalla configurazione naturale di riposo singlitudine, l'elasticità rappresenta solo la fase iniziale del comportamento di un materiale una persona, per un valore limitato del livello di sollecitazione pressione. Ogni materiale persona presenta infatti una soglia di sollecitazioni pressioni, detta limite di elasticità, al di sopra della quale cessa di esibire un comportamento elastico piegarsi e manifesta fenomeni anelastici una certa rigidità (plasticità, rottura, ecc. rinsavimento,sano esercizio della libertà). Nel caso dei materiali delle persone duttili, il limite elastico è associato alla tensione di snervamento, nel caso di materiali persone fragili, il limite elastico è associato alla rottura del materiale.

Da tutto ciò deduco che sono un materiale duttile (in fondo l’avevo sempre saputo) che è arrivato al limite della tensione di snervamento.

Anche se era scritto nelle leggi della fisica... mi dispiace.

giovedì 4 agosto 2011

Por todos los silencios del mundo

SAUDADE

Agarrarse el dedo con una puerta duele.
Golpearse la cara contra el piso, duele.
Torcerse el tobillo, duele.
Una bofetada, un puntapié, duelen.
Duele golpearse la cabeza con el borde de la mesa,
duele morderse la lengua, una carie y piedras en los riñones también duelen.

Pero lo que más duele es la saudade.
Saudade de un hermano que vive lejos.
Saudade de una cascada de la infancia.
Saudade del gusto de una fruta que no se encuentra más.
Saudade del papá que murió, del amigo imaginario que nunca existió...

Saudade de una ciudad.
Saudade de nosotros mismos, cuando vemos que el tiempo no nos perdona. Duelen todas estas saudades.

Pero la saudade que más duele es la saudade de quien se ama.
Saudade de la piel, del olor, de los besos. Saudade de la presencia, y hasta de la ausencia consentida.
Tú podías quedarte en la sala, y ella en el cuarto, sin verse, pero sabiéndose ahí.
Tú podías ir para el dentista y ella para la facultad, pero se sabían allí.
Tú podías pasar el día sin verla, ella el día sin verte, pero sabían del día de mañana.
Pero cuando el amor de uno acaba, o se torna menor, al otro le sobra una saudade que nadie sabe como detener.
Saudade es básicamente no saber. No saber más si ella continúa sufriendo en ambientes fríos.
No saber si él continúa sin afeitarse por causa de aquella alergia.
No saber si ella todavía usa aquella mini.
No saber si él fue a la consulta con el médico como prometió.
No saber si ella se alimentó bien últimamente por causa de esa manía de estar siempre ocupada.
Si él estuvo yendo a las clases de inglés, si aprendió a entrar en la Internet y encontrar la página del Diario Oficial.
Si ella aprendió a estacionar entre dos coches.
Si él continúa prefiriendo la cerveza oscura. Si ella continúa prefiriendo jugo de naranja.
Si él continua sonriendo con aquellos ojitos apretados...
Si ella sigue bailando de aquella forma enloquecedora... Si él continua cantando tan bien.
Si ella continua detestando Mc Donald's.
Si él continua amando. Si ella sigue llorando hasta en las comidas. Saudade realmente es no saber!

No saber que hacer con los días que son más largos, no saber como encontrar tareas que detengan el pensamiento,
no saber como frenar las lágrimas al escuchar esa música, no saber como vencer el dolor de un silencio...

Saudade es no querer saber si ella está con otro, y al mismo tiempo querer. Es no saber si él está feliz, y al mismo tiempo preguntar a todos los amigos por eso...

Es no querer saber si él está más flaco, si ella está más linda.
Saudade es nunca más saber de quien se ama, y mismo así doler.

Saudade es esto que sentí mientras estaba escribiendo y lo que tú, probablemente, estés sintiendo ahora después de leer...
"En alguna otra vida, debemos haber hecho algo muy grave para sentir tanta saudade...".

Por Miguel Falabella

sabato 25 giugno 2011

Di fantasmi e ingiustizie

Essere vittima di una comparazione non piace a nessuno. Ma attenzione: non tutte le comparazioni sono uguali. Incredibilmente, alcune sono più rompine di altre.

Immagina di essere uno dei termini di paragone, ovviamente contro la tua volontà. Ora, immagina che l'altro termine sia un fantasma, una figura mistificata sottratta ad un passato miticizzato e atemporale. Qual è il risultato? Te lo dico io: una battaglia persa. E tanta amarezza.

Nella mia storia personale recente, è la moda di questa primavera-estate, a quanto pare. C'è chi ti compara con il fantasma della persona che sei stata. E poi c'è chi che ti mette in competizione con il fantasma di qualcun altro, qualcuno del suo passato.

In entrambi i casi, è un'ingiustizia: non è una lotta ad armi pari. Il fantasma -che sia il fantasma di te o quello di un'altra persona- finisce per vincere sempre. Perché del passato ricordiamo solo la parte migliore: chi si ricorda più dei litigi, dei difetti, delle penurie, degli errori, delle lacune?

Contro un fantasma del passato non puoi fare niente: sarà sempre più di te. Puoi smuovere montagne, essere candidata al premio Nobel per la Pazienza, vincere il premio di crocerossina dell'anno o essere la reincarnazione di Buddha, e la persona che hai di fianco non lo vedrà.

Per tanto, a queste persone, dico lo stesso: che cosa li può aiutare? Oltre a un bell'arrivederci da parte della sottoscritta, consiglio loro che il passato possa restare come passato, onorato dal nostro sguardo benevolo e con il pieno rispetto per quello che si è vissuto, per come si è vissuto e per quelli che l'hanno vissuto.

E non guasterebbe che guardassero al presente con un pizzico di allegria e -soprattutto- molta gratitudine.

Quanto sono Buddha oggi.

mercoledì 13 aprile 2011

Punti di vista


Non ho fallito. Ho solamente tovato 10.000 modi che non hanno funzionato.
Thomas Edison.


lunedì 7 febbraio 2011

Filosofia della quotidianità

L'appendiabiti -marca Lidl- che è nel mio armadio mi fa alterare come pochi ci sono riusciti nell'arco della mia vita.

Tra alti e bassi, durava ormai da tre anni, da quando sono venuta ad abitare nella mia attuale dimora. La nostra è stata una storia tormentata e stupenda allo stesso tempo: a volte gliela lasciavo vincere, fingendo che non mi importasse la sua odiosa mania di pendere su un lato, facendo toccare la metà dei vestiti a terra; altre volte mi accontentava lui, per qualche strana ragione si decideva a non far saltare gli arzigogolati meccanismi che mi inventavo per mantenerlo dritto, e per qualche tempo smetteva di pendere.

Forse intuiva che la mia pazienza stava per arrivare al limite, e per non essere buttato via si degnava di compiere la sua funzione. O forse era semplicemente un caso che funzionasse.

Però a un certo punto sembrava non avere nessuna importanza quel che mi inventavo per farlo stare bene in piedi, o quanto mi impegnassi, o quanto gli parlassi (sì, non si scarta nessuna tecnica). Sembrava aver deciso che pendere era il suo cammino. E non c'era niente che reggesse: non funzionavano più i bastoncini, non funzionava lo spago, non funzionava più il nastro adesivo... insomma, nada de nada.

Davanti all'evidenza dei fatti, e dopo innumerevoli tentativi, finalmente sono arrivata al punto di rottura (menomale che esiste sempre) e ho deciso di lasciarlo pendere. Rimarrà nel mio armadio (anche se è del Lidl, mi ci sono affezionata), ma non cercherò più di aggiustarlo.

E lo faccio con il cuore tranquillo, perché so di aver fatto tutto il possibile perché funzionasse, ma con l'amara constatazione che alla vita manca sempre qualcosa per essere perfetta.

lunedì 26 luglio 2010

Lunedì

Arrivi al lavoro trafelata con i consueti 20 minuti di ritardo, lavori senza sosta fino al pomeriggio, ti precipiti a fare qualche commissione urgente, fai la spesa per le prossime due settimane, parli al telefono fino a prosciugarti…

Ti fermi un attimo. E’ il primo di tutta la giornata.

Il sole fuori è ancora splendido, fa un caldo tremendo, decisamente è arrivata l’estate.

Ciononostante, un’improvvisa tristezza ti invade, quella repentina sensazione che ti manchi la terra sotto i piedi. Il motivo si nasconde nelle viscere dell’anima, sai dov’è, ma per un’irriducibile codardia non lo vuoi scovare.

Finalmente dai una risposta all’irrimediabile malinconia, anche se sai perfettamente che non è la verità: è lunedì.